sabato 12 dicembre 2009

Lo sfogo del Duce


11 dicembre 2009 - Anno XV E.B.
Dal nostro corrispondente a Bonn

La pur proverbiale freddezza e la stoica capacità di sopportazione del nostro Duce non sono bastate alfine ad evitare la tracimazione. Come diga che si spacca sotto la imponente pressione delle acque, così la naturale compostezza di quest'uomo, che tutto il mondo ci invidia, ha ceduto alla incredibile montagna di nefandezze che la stampa prezzolata di sinistra sta gettando da mesi, come fango, sulla sua persona.

Ma il Duce non le ha certo mandate a dire e, come fiume in piena che tutto travolge, ha arditamente attaccato la Magistratura, la Corte Costituzionale ed il Presidente della Repubblica: le fortificazioni a difesa della cosiddetta democrazia (termine ormai vecchio e desueto che loschi individui, già prontamente identificati, pretenderebbero stesse a significare "governo del popolo").

E bene ha fatto il Duce a ricordare che il popolo già espresse, a suo tempo, la sua volontà e che romanamente Egli prese su di sé le insegne del comando al solo scopo del bene della Patria. Ha quindi paternamente rassicurato le italiche genti, dentro e fuori i confini del sacro suolo, che giammai Egli verrà meno al suo giuramento di fedeltà.

Il Duce ha infine fermamente manifestato la sua fiducia nei milioni di baionette pronte a difenderlo e decise a tutto, poiché non v'è al mondo altro Duce che possa vantare PALLE come le sue. E con un sol grido, fortissimamente ribadiamo che come le spara Lui non le spara nessuno.

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