martedì 30 dicembre 2008
giovedì 18 dicembre 2008
PREGHIERE DI NATALE
mercoledì 10 dicembre 2008
martedì 9 dicembre 2008
mercoledì 3 dicembre 2008
E adesso voglio proprio vedere cosa sono capaci di inventarsi
Ora, Karzai è il presidente dell'Afghanistan perché è stato eletto con consultazioni "democratiche" e "libere". In realtà, quelle elezioni non furono nè democratiche nè libere perché non possono essere tali consultazioni che si tengono con la minacciosa presenza, sul territorio, di 70mila soldati stranieri. Karzai, che è stato per anni consulente della statunitense Unoca, è stato semplicemente imposto dagli americani; che ne hanno fatto il loro Quisling, un presidente fantoccio alle dirette dipendenze dell'amministrazione Usa. Ma, passando sopra queste quisquilie, gli occidentali hanno sempre proclamato che Karzai è il legittimo presidente dell'Afghanistan (e che, di conseguenza, illegittima, anzi "terrorista", era la guerriglia). E adesso si trovano impantanati nelle proprie menzogne. Se il legittimo presidente dell'Afghanistan chiede il ritiro delle truppe straniere e queste non se ne vanno, quella dell'Afghanistan diventa anche ufficialmente un'occupazione o una sorta di mostruosa ipocrisia come l'"aiuto" ai "Paesi fratelli" di sovietica memoria.
Questo per la forma. Ma la cosa più interessante è la sostanza. Come mai Karzai, che dipende in tutto e per tutto da Washington, ha osato una mossa del genere pur sapendo benissimo che il volere del governo americano non è solo quello di rimanere in Afghanistan ma addirittura, come ha dichiarato Obama, di potenziarvi la propria presenza militare inviando altri 20mila soldati e portando così gli effettivi a 52mila? Perché, evidentemente, teme ormai più i Talebani degli americani. I Talebani controllano quasi tutto il Paese, la loro influenza sulla popolazione aumenta giorno dopo giorno e va di pari passo con l'aumento dell'odio per gli occupanti a causa delle ripetute stragi di civili perpetrate dai bombardieri e anche dalle truppe di terra. Karzai sa benissimo che, se non prende rapidamente le distanze dagli occupanti, per lui è la fine. Il Mullah Omar su queste cose va per le spicce. Quando nel 1996, dopo aver sconfitto i cosiddetti "signori della guerra", entrò a Kabul, la prima misura che prese fu di far impiccare l'ex presidente Naïbullah, che a suo tempo era stato il Quisling dei sovietici, e i comunisti che avevano collaborato con quel governo. Karzai più che il potere vuol salvare la pelle. E infatti nell'incontro che c'è stato ai primi di ottobre alla Mecca, sotto il patrocinio del re dell'Arabia Saudita, Abdullah, fra emissari del Mullah e uomini di Karzai la proposta di Omar è stata: prima via gli stranieri, poi trattiamo, per Karzai e i suoi ci sarà comunque un salvacondotto. E Dio o Allah o chi per lui voglia che, cacciati finalmente, in un modo o nell'altro, gli occupanti, gli afghani, Talebani, Pashtun, Tagiki, Hazara, abbiano il buon senso di non immergersi in altri anni di guerra fratricida per trovare un nuovo equilibrio di potere come invece fecero dopo la cacciata dei sovietici. La cosa è possibile perché il Mullah Omar non è nè un criminale nè un pazzo. È, a modo suo, un pragmatico. Una pacificazione fra afghani fatta dagli afghani, senza le pelose supervisioni di occidentali che non hanno nulla a che vedere con questo popolo straordinario, orgoglioso, fiero, con la sua storia, con la sua cultura, con le sue tradizioni, sarebbe la soluzione migliore e più giusta. Ma intanto noi mandiamo i Tornado.
Massimo Fini
Fonte: www.massimofini.it
Uscito su "Il gazzettino" il 29/11/2008
domenica 30 novembre 2008
Brunetteide
Ma c'è un ma - caro Brunetta che tu ignori per la fretta
Sorge quindi una domanda che c'assilla tutti quanti
Mentre tu ti gratt'il culo io lavoro come un mulo
E per questo io ti dico che non me ne frega un fico
(Componimento orgogliosamente vergato in orario di lavoro)
mercoledì 26 novembre 2008
lunedì 24 novembre 2008
Il principio della rana lessata di Olivier Clerc scrittore e filosofo
Sugli scontri tra studenti a Piazza Navona non ne voglio parlare... basta! Mettiamoci 'na croce celtica sopra...
La Chiesa: "I gay non possono diventare preti". Giusto! Solo papi. (ogni riferimento è impuramente casuale)
Veltroni: in piazza eravamo 2 milioni e mezzo... ecco perchè non lo voto... continua a dare i numeri...
Veltroni ha incontrato Obama in America... io ho chiamato subito Obama: oba' non je da' la mano che porta sfiga!
mercoledì 19 novembre 2008
ne vogliamo parlare o piangiamo in silenzio?
Si rimane impietriti.
Sull'Unità Roberto Gualtieri della direzione nazionale del partito, denuncia : “una campagna di denigrazione dal sapore stalinista contro Latorre”... Ma s'era fatto di LSD?
E ancora il deputato del Pd Francesco Boccia:«Con la vicenda Latorre è emersa una delle contraddizioni che viviamo nel Pd, cioè che appena qualcuno finisce in una vicenda contraddittoria diventa oggetto di vendette trasversali. Non mi piace il clima di sospetti e di veleni che c'è nel partito, un clima da resa dei conti». «La vicenda del senatore Latorre si iscrive in una delle tante vicende che accadono e come tale andava valutata - dice Boccia - invece in queste ore la sensazione più evidente è che si stia utilizzando questa vicenda per rifare le liste dei buoni e dei cattivi. Il senatore Latorre ha fatto un errore di leggerezza, non penso che ci fosse quella malafede poi attribuitagli più dalla stampa e dai suoi amici di partito che dagli avversari. Quell'appunto scritto dal senatore Latorre è stata una goliardata fatta male, capita male, un errore, ma che anche questa vicenda si trasformi in una contesa tra daleminai e veltroniani».
«da questa vicenda dobbiamo uscirne con un chiarimento politico che deve avvenire a breve». Veltroni, conclude Boccia, «è il segretario di tutti, a lui chiedo chiarezza e il coinvolgimento di tutti coloro che vogliono che questo sia davvero un partito di massa. Non vorrei che dal mito di Obama si fosse tornati a quello di Stalin».
Con questo PD non si va da nessuna parte, è gentucola da piccolo cabotaggio nessuno escluso.
martedì 18 novembre 2008
venerdì 14 novembre 2008
AAAAAA cercasi...
Chi ne avesse notizie è pregato di pubblicarle su questo blog.
scheda anagrafica del soggetto:
- sesso maschile
- età ignota
- cognome Barese
- nome Paleolitico
- data di nascita fine anni '60
lunedì 10 novembre 2008
Decreto per il Mostro Unico
Cari studenti facinorosi, sono la vostra amata ministra Gelmini.
Dopo il cinque in condotta e il maestro unico, ho una nuova idea che potrà risollevare la scuola italiana.
Da dove inizia l'istruzione? Dall'asilo. E proprio qui bisogna intervenire, perché i bambini diventino obbedienti e ligi al dovere.
E le favole, con la loro sovrabbondante fantasia e il loro dissennato spreco di personaggi, li allontanano dal sano realismo e dal doveroso conformismo e alimentano il pericolo del fuori tema, della deboscia, della droga e del bullismo facinoroso.
Perciò per Decreto Legge istituisco il Mostro Unico..
Sarà proibito leggere favole che contengano più di un mostro o di un cattivo, con relativo aggravio per la spesa pubblica, e soprattutto si dovrà, in ogni fiaba, sottolineare la natura perversa, facinorosa e vetero-comunista di questo mostro.
Secondo il DMU (Decreto Mostro Unico) sono proibiti ad esempio Biancaneve e i sette nani, perché Grimilde e la strega sono un costoso e inutile sdoppiamento di personalità nocivo all'immaginario dei giovani alunni, per non parlare dell'ambigua convivenza tra Biancaneve e i sette piccoli operai, di cui uno, Brontolo, sicuramente della Cgil.
Cappuccetto Rosso è ammesso, ma si sottolinei come il cacciatore è evidentemente della Lega e il lupo di origine transilvana e rumena.
Proibito Ali Babà e i quaranta ladroni, ne basta uno. Abolito Peter Pan, troppi pirati che gravano sulle casse dello stato. Abolito Pinocchio, anche accorpando il gatto e la volpe in un unico animale, restano il vilipendio ai carabinieri e il chiaro riferimento a Mediaset del paese dei balocchi.
Ammesso Pollicino ma dovrà chiamarsi Allucione ed essere alto uno e settanta, per non costituire un palese sberleffo al nostro amato Presidente del Consiglio.
Proibito Hansel e Gretel, perché i mostri sono due, la madre e la strega, e inoltre si parla troppo di crisi economica.
Proibito il brutto anatroccolo. Se uno è brutto, lo è per motivi genetici e tale resterà. Inoltre Andersen era gay.
Parimenti proibito il gatto con gli stivali per la connotazione sadomaso.
Proibita, anzi proibitissima Cenerentola. Le cattive sono tre e assomigliano tutte a me.
Cioè alla vostra ministra superficiale, impreparata e ciarliera. Ma la vostra Ministra Unica.
A cura di Stefano Benni
sabato 8 novembre 2008
Cristiani consigli al capo della polizia
venerdì 7 novembre 2008
Jokes
I bookmakers in questi casi non accettano scommesse. Da mesi, in previsione dell'evento storico dell'altra notte, si aspettava la prima gaffe di Silvio Berlusconi sul colore della pelle del nuovo presidente americano. Il Cavaliere non delude mai le peggiori aspettative e la battuta è arrivata. L'unica sorpresa è la tempistica. Ad appena ventiquattr'ore dall'elezione il premier se n'è uscito con la storia di Obama "abbronzato". Non è la solita cafonata alla quale ci ha abituato e ci siamo ormai rassegnati da lustri. È una definizione grondante di razzismo. Il peggior razzismo, quello semi inconsapevole e quindi assai autoindulgente che dilaga in Italia, fra la preoccupazione del resto del mondo. Una malattia sociale che un governo responsabile dovrebbe combattere, invece di sguazzarci con gusto. Scontata la gaffe, ovvia la reazione. In simili frangenti Berlusconi adotta due reazioni standard. La prima: non l'ho mai detto. È la più assurda, ma paradossalmente efficace (in Italia). Come fai a discutere con uno che nega se stesso? La seconda è: l'ho detto ma non avete capito. Stavolta ha usato questa. "Abbronzato era un complimento, una carineria" ha spiegato ai soliti cronisti bolscevichi. "E se non lo capite, allora andate a fare...". Sommando così carineria a carineria. S'intende che "andare a fare" è detto con affetto. Con eguale affetto i giornalisti potrebbero ricambiare l'invito, ma probabilmente le giustificazioni valgono solo dall'alto verso il basso. Non stiamo a farla lunga. Non si tratta solo di vergogna. Chi ne ha ancora la forza? È piuttosto la disperazione di essere ogni volta precipitati in questo indegno pollaio. Gli elettori americani in un giorno hanno cambiato la storia del mondo. L'avvento del figlio di un africano alla Casa Bianca sta spingendo miliardi di persone, pur nel mezzo di una crisi spaventosa, a interrogarsi sui valori profondi della democrazia, la più straordinaria conquista dell'umanità, in fondo a un cammino secolare di sangue e intolleranza. E il contributo dell'Italia berlusconiana a questo grandioso dibattito qual è? Questa miserabile trovata, volgare e razzista, senza neppure il coraggio dell'assunzione di responsabilità o la dignità di porgere le scuse.
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Non bastava la sortita a caldo del ministro Gasparri, il quale, confondendo le proprie ossessioni di ex fanatico fascista con la competenza internazionale, aveva commentato "sarà contento Bin Laden". Ci voleva pure lo strazio supplementare della "battuta" di Berlusconi, che ha ormai girato il mondo, con danno enorme per il Paese. In pochi minuti infatti la rete ha deluso la speranza residua, che non lo prendessero sul serio, come altre volte. Come siamo abituati a fare qui, rassegnati a non scandalizzarci per lo scandalo, a non chiamare fascismo il fascismo, razzismo il razzismo. C'era stata la rincorsa provinciale ad appropriarsi di Obama. Tutti si proclamano o cercano l'Obama italiano, a destra e a sinistra. Quando in Italia un Barack Obama non avrebbe neppure il diritto di voto. I figli d'immigrati, 440 mila fra nati e cresciuti qui, non sono considerati cittadini italiani, per via del medievale ius sanguinis. Lo ricordiamo nell'ipotesi, piuttosto remota, in cui fra le centinaia di obamisti dell'ultima ora si trovasse un politico serio. Ecco l'occasione per proporre finalmente una legge civile in materia d'immigrazione. A cominciare dal presidente del Consiglio, i cui molti cantori hanno illustrato nei giorni scorsi alle masse ammirate le straordinarie analogie fra Berlusconi e Obama. Come non scorgere, del resto, l'assoluta comunanza delle due parabole. Il figlio di un pastore kenyano che arriva alla Casa Bianca a soli 47 anni e promette di cambiare il mondo. E l'uomo più ricco d'Italia che a 72 anni, con il solo aiuto del novanta per cento dei media da lui controllati, torna a Palazzo Chigi, dopo aver cambiato i capelli. È naturale che Berlusconi abbia adottato Obama, ripromettendosi di dargli presto "buoni consigli". Incrociamo le dita perché non avvenga, nell'interesse stesso del premier. Non si sa come la Casa Bianca potrebbe reagire a una frase del tipo: "Vieni, abbronzato, che ti spiego come non farsi processare". Che fare? Vergognarsi per loro, ridere, piangere. Fingiamo pure che tutto sia normale. Però quanto stringe il cuore ascoltare il nobile discorso dello sconfitto McCain: "Il popolo ha scelto. Ho avuto l'onore di salutare il nuovo presidente degli Stati Uniti. È una giornata storica". Non si potrebbe avere un giorno un conservatore come questo a capo della destra italiana, anche di seconda mano?
tratto dal sito di Repubblica
articolo di Curzio Maltese
giovedì 6 novembre 2008
mai stato filo americano... ma oggi, pensando all'Italia, li invidio
Io so che non avete fatto tutto questo solo per vincere un'elezione, e so che non lo avete fatto per me. Lo avete fatto perché siete consapevoli dell'enormità del compito che abbiamo davanti. Perché anche se stanotte festeggiamo, siamo consapevoli che sfide che ci aspettano saranno le più impegnative della nostra vita: due guerre, un pianeta in pericolo, la peggiore crisi finanziaria da un secolo a questa parte. Anche mentre stiamo qui stanotte, sappiamo che ci sono americani coraggiosi che percorrono i deserti dell'Iraq e le montagne dell'Afghanistan rischiando la loro vita per noi. Ci sono madri e padri che rimangono svegli dopo che i loro figli sono andati a dormire e si domandano come riusciranno a rimborsare il mutuo, a pagare i conti dei medici o a risparmiare abbastanza per poter mandare i figli all'università.Ci sono nuove energie da radunare, nuovi posti di lavoro da creare, nuove scuole da costruire e minacce da affrontare, alleanze da risanare.La strada che ci aspetta sarà lunga. La pendenza sarà ripida. Forse non ci arriveremo in un anno e nemmeno nell'arco di un mandato, ma, America, io non sono mai stato tanto fiducioso come questa notte che ci arriveremo. Ve lo prometto: noi, come popolo, ci arriveremo.Ci saranno ostacoli e false partenze. Molti non concorderanno con tutte le decisioni che prenderò come presidente, e sappiamo che il governo non può risolvere ogni problema. Ma io sarò sempre sincero con voi sulle sfide che dovremo affrontare. Vi starò a sentire, specialmente quando non saremo d'accordo. E soprattutto vi chiederò di prendere parte all'opera di ricostruzione di questa nazione nell'unico modo che l'America abbia mai conosciuto nei suoi 221 anni di storia: una casa sull'altra, un mattone sull'altro, una mano incallita dalla fatica sull'altra.Quello che è cominciato 21 mesi fa in pieno inverno non può finire in questa notte d'autunno. Questa vittoria da sola non rappresenta il cambiamento che cerchiamo: è soltanto l'occasione per noi di realizzare quel cambiamento.E questo non accadrà se torneremo a com'erano le cose un tempo. Non accadrà senza di voi, senza un nuovo spirito di servizio, un nuovo spirito di sacrificio. E allora creiamo un nuovo spirito di patriottismo, di responsabilità, dove ognuno di noi decide di buttarsi nella mischia e impegnarsi di più, e di occuparci non solo di noi stessi ma gli uni degli altri.Ricordiamoci che se questa crisi finanziaria ci ha insegnato qualcosa, questo qualcosa è che Wall Street, la grande finanza, non può prosperare se Main Street, l'uomo della strada, patisce. In questo paese, ci alziamo o cadiamo come un'unica nazione: come un unico popolo.Resistiamo alla tentazione di ricadere nella vecchia faziosità, meschineria e immaturità che avvelena da così tanto tempo la nostra vita politica. Ricordiamo che fu un uomo di questo Stato il primo a portare il Partito repubblicano alla Casa Bianca, un partito fondato sui valori della fiducia nei propri mezzi, della libertà individuale e dell'unità nazionale. Questi sono valori che tutti condividiamo. E se questa notte il Partito democratico ha riportato una grande vittoria, lo facciamo con una parte di umiltà e con la determinazione a sanare le fratture che hanno ostacolato il nostro progresso.Come disse Lincoln a una nazione molto più divisa della nostra: «Noi non siamo nemici, ma amici: la passione può aver messo a dura prova i nostri legami, ma non deve spezzarli». E a quegli americani di cui ancora devo conquistarmi il sostegno dico: stanotte non ho conquistato il vostro voto, ma ascolto la vostra voce, ho bisogno del vostro aiuto e sarò anche il vostro presidente.E a tutti coloro che stanotte ci stanno guardando da altri paesi, da regge e parlamenti fino a coloro che stanno stretti intorno a una radio negli angoli più dimenticati del pianeta, dico: le nostre storie sono individuali, ma il nostro destino è comune e una nuova alba di leadership americana è a portata di mano. A coloro che vorrebbero distruggere il mondo dico: noi vi sconfiggeremo. A coloro che cercano pace e sicurezza dico: noi vi sosterremo. E a tutti coloro che si sono chiesti se il faro dell'America splende ancora come un tempo dico: questa notte vi abbiamo dimostrato una volta di più che la vera forza della nostra nazione non nasce dalla potenza delle nostre armi o dalla protata della nostra ricchezza, ma dalla forza costante dei nostri ideali: democrazia, libertà, opportunità e invincibile speranza.Questo è il vero talento dell'America, il fatto che l'America può cambiare. La nostra unione può essere perfezionata. E quello che abbiamo già ottenuto ci dà speranza per quello che possiamo e dobbiamo ottenere domani.In queste elezioni ci sono state molte novità assolute e molte storie che verranno raccontate per generazioni e generazioni. Ma una storia che ho in mente stanotte è quella di una donna che è andata a votare ad Atlanta. Assomiglia in tutto e per tutto ai milioni di altri individui che si sono messi in fila per far sentire la loro voce in queste elezioni, tranne che per un aspetto: Ann Nixon Cooper ha 106 anni.
Ann Nixon Cooper è nata appena una generazione dopo la fine della schiavitù: un'epoca in cui non c'erano macchine per le strade o aerei nei cieli; un'epoca in cui una come lei non poteva votare per due ragioni, perché era una donna e per il colore della sua pelle. E questa notte penso a tutto quello che ha visto nel corso del secolo che ha vissuto in America: l'angoscia e la speranza, la lotta e il progresso, i tempi in cui ci dicevano che non potevamo farcela e le persone che hanno tirato avanti fondandosi su quella professione di fede americana: «Sì, possiamo farcela».In un'epoca in cui la voce delle donne veniva messa a tacere e le loro speranze venivano ignorate, Ann Nixon Cooper è vissuta per vedere le donne battersi per i propri diritti, far sentire la propria voce e ottenere il voto. Sì, possiamo farcela.Quando c'era disperazione nella regione delle Grandi Pianure e tutto il paese era attraversato dalla depressione, abbiamo visto una nazione sconfiggere la paura stessa con un New Deal, un nuovo patto, con nuovi posti di lavoro e un nuovo sentimento di uno scopo comune. Sì, possiamo farcela.Quando le bombe sono cadute nella nostra baia e la tirannia ha minacciato il mondo, Ann Nixon Cooper era lì a testimoniare come una generazione riuscì ad assurgere alla grandezza e a salvare la democrazia. Sì, possiamo farcela.Ann Nixon Cooper era lì per gli autobus a Montgomery, per gli idranti a Birgmingham, per il ponte di Selma e per un predicatore di Atlanta che diceva alla gente "We shall overcome", noi vinceremo. Sì, possiamo farcela.Un uomo è atterrato sulla Luna, un muro è crollato a Berlino, un mondo è stato collegato dalla nostra scienza e dalla nostra immaginazione. E quest'anno, in queste elezioni, Ann Nixon Cooper ha messo un dito su uno schermo e ha votato, perché dopo 106 anni in America, attraverso i momenti migliori e le ore più cupe, lei sa che l'America può cambiare.Sì, possiamo farcela.Americani, abbiamo fatto tanta strada. Abbiamo visto tante cose. Ma c'è ancora moltissimo da fare. Perciò questa notte domandiamoci: se i nostri figli dovessero vivere tanto da vedere il prossimo secolo, se le mie figlie dovessero essere tanto fortunate da vivere tanto a lungo quanto Ann Nixon Cooper, quale cambiamento vedranno? Quali progressi avremo realizzato?Questa è la nostra occasione per rispondere a questo appello. Questo è il nostro momento. Questa è la nostra epoca: per rimettere la nostra gente al lavoro e aprire porte di opportunità per i nostri bambini; per riportare la prosperità e promuovere la causa della pace; per rivendicare il sogno americano e riaffermare quella verità fondamentale, che da molti siamo uno; che finché avremo vita avremo speranza: e quando ci troveremo di fronte al cinismo e al dubbio, e a quelli che ci dicono che non ce la possiamo fare, noi risponderemo con quella professione di fede immortale che riassume lo spirito di un popolo: sì, possiamo farcela.Grazie. Dio vi benedica. E che Dio benedica gli Stati Uniti d'America
mercoledì 5 novembre 2008
Per Antonella
lunedì 3 novembre 2008
Alitalia: qualcuno mi può spiegare?
domenica 2 novembre 2008
avevo appena fatto gli scongiuri...
Convocazione in tribunale per verificare la sanabilità di alcuni vizi formali
L'AQUILA - L'ufficio centrale regionale della Corte d'appello dell'Abruzzo ha escluso dalle consultazioni regionali del 30 novembre e primo dicembre prossimi la lista del Pdl, il cui presidente è Gianni Chiodi, ed altre due liste: si tratta della lista n. 4 denominata «Per il bene comune» e della lista n. 7 «Alleanza federalista».
CONVOCAZIONE - La decisione è stata presa dai giudici pace Grimaldi e Gargarella che hanno invitato in Tribunale, per lunedì mattina, le liste escluse per constatare se le irregolarità riscontrate siano sanabili o meno. Da quanto si è appreso si trattarebbe soprattutto di vizi formali, relativi all'autentica delle firme e all'annessa qualifica di chi le ha indicate. Sempre da indiscrezioni, alcune situazioni sarebbero sanabili, altre no. Ieri Teodoro Buontempo, candidato presidente alla Regione Abruzzo per La Destra aveva invitato la magistratura ad indagare con urgenza su presunti ritardi con cui il Pdl aveva presentato le sue liste al Tribunale de L'Aquila.
sabato 1 novembre 2008
venerdì 31 ottobre 2008
AAARGH!
ma perchè non ho seguito le orme di papà e non ho fatto io la "pizzardona"
"Il 15 ottobre scorso è stato sottoscritto dall’Amministrazione Comunale Capitolina e dalle Organizzazioni Sindacali FP CGIL, CISL FP, UIL FPL, Diccap, RSU un accordo che riguarda il Corpo dei Vigili Urbani e che, in barba a tutto il rimanente personale capitolino, rappresenta una vera “pentola dell’oro” per questa piccola parte dei Dipendenti Comunali.
L’accordo segna innovazioni nelle categorie professionali del Corpo e prevede facili progressioni verticali (per soli titoli) e corpose indennità in base alle posizioni di lavoro acquisite.
Il tutto per la modica cifra di un milione e centomila euro di risorse aggiuntive, stanziate a solo beneficio della sola famiglia professionale della Vigilanza Urbana che torna ad andare in Paradiso mentre il rimanente personale continua a fare i conti con il “buco di bilancio” e la “gestione commissariale”.
Sottolineando lo stato di asservimento delle rappresentanze sindacali del Comune di Roma al Corpo della Vigilanza Urbana (i vantaggi discriminatori concessi in questo accordo non sono i primi e, siamo certi, non saranno gli ultimi!), crediamo sia giunto il momento di far sentire la nostra voce.
Su iniziativa di alcuni colleghi tecnici e amministrativi, è stata preparata una lettera aperta indirizzata alle OO.SS. firmatarie dell’accordo e all’Amministrazione Capitolina. Sarebbe opportuno sottoscriverla ed adoperarsi perché sia sottoscritta dal maggior numero possibile di lavoratori."
giovedì 30 ottobre 2008
ma perchè non ho fatto il deputato?
La prima voce è l'indennità, quella che nel linguaggio comune è definita "stipendio", seguono la diaria e i rimborsi: per le "spese inerenti al rapporto tra eletto ed elettori", per le spese accessorie di viaggio e per i viaggi all'estero, per le spese telefoniche.
Completano la scheda le voci sull'assegno di fine mandato, le prestazioni previdenziali e sanitarie e sui trasporti.
Indennità parlamentare
L'indennità, prevista dalla Costituzione all'art. 69, è determinata in base alla legge n. 1261 del 31 ottobre 1965. È fissata in misura non superiore al trattamento complessivo massimo annuo lordo dei magistrati con funzioni di presidente di Sezione della Corte di Cassazione ed equiparate. Tale misura è stata rideterminata in riduzione dall'art. 1, comma 52, della legge 23 dicembre 2005, n. 266 (legge finanziaria per il 2006).
L'indennità è corrisposta per 12 mensilità. L'importo mensile - che, a seguito della delibera dell'Ufficio di Presidenza del 17 gennaio 2006, è stato ridotto del 10% - è pari a 5.486,58 euro, al netto delle ritenute previdenziali (€ 784,14) e assistenziali (€ 526,66) della quota contributiva per l'assegno vitalizio (€ 1.006,51) e della ritenuta fiscale (€ 3.899,75).
Diaria
Viene riconosciuta, a titolo di rimborso delle spese di soggiorno a Roma, sulla base della stessa legge n.1261 del 1965.
La diaria ammonta a 4.003,11 euro mensili. Tale somma viene ridotta di 206,58 euro per ogni giorno di assenza del deputato da quelle sedute dell'Assemblea in cui si svolgono votazioni, che avvengono con il procedimento elettronico.
È considerato presente il deputato che partecipa almeno al 30 per cento delle votazioni effettuate nell'arco della giornata.
Rimborso per spese inerenti al rapporto tra eletto ed elettori
A titolo di rimborso forfetario per le spese inerenti al rapporto tra eletto ed elettori, al deputato è attribuita una somma mensile di 4.190 euro, che viene erogata tramite il gruppo parlamentare di appartenenza.
Ai deputati non è riconosciuto alcun rimborso per le spese postali a decorrere dal 1990.
Spese di trasporto e spese di viaggio
I deputati usufruiscono di tessere per la libera circolazione autostradale, ferroviaria, marittima ed aerea per i trasferimenti sul territorio nazionale.
Per i trasferimenti dal luogo di residenza all'aeroporto più vicino e tra l'aeroporto di Roma-Fiumicino e Montecitorio, è previsto un rimborso spese trimestrale pari a 3.323,70 euro, per il deputato che deve percorrere fino a 100 km per raggiungere l'aeroporto più vicino al luogo di residenza, ed a 3.995,10 euro se la distanza da percorrere è superiore a 100 km.
I deputati, qualora si rechino all'estero per ragioni di studio o connesse all'attività parlamentare, possono richiedere un rimborso per le spese sostenute entro un limite massimo annuo di 3.100,00 euro.
Soppressione dei rimborsi per i viaggi di studio all'esteroCon deliberazione dell'Ufficio di Presidenza del 23 luglio 2007 il rimborso delle spese sostenute dai deputati per viaggi all'estero per ragioni di studio o connesse all'attività parlamentare è stato soppresso a decorrere dal 1° gennaio 2008.
Spese telefoniche
I deputati dispongono di una somma annua di 3.098,74 euro per le spese telefoniche. La Camera non fornisce ai deputati telefoni cellulari.
Assistenza sanitaria
Il deputato versa mensilmente, in un apposito fondo, una quota del 4,5 per cento della propria indennità lorda, pari a 526,66 euro, destinata al sistema di assistenza sanitaria integrativa che eroga rimborsi secondo quanto previsto da un tariffario.
Assegno di fine mandato
Il deputato versa mensilmente, in un apposito fondo, una quota del 6,7 per cento della propria indennità lorda, pari a 784,14 euro. Al termine del mandato parlamentare, il deputato riceve l'assegno di fine mandato, che è pari all'80 per cento dell'importo mensile lordo dell'indennità, per ogni anno di mandato effettivo (o frazione non inferiore ai sei mesi).
Assegno vitalizio
Il deputato versa mensilmente una quota - l'8,6 per cento, pari a 1.006,51 euro - della propria indennità lorda, che viene accantonata per il pagamento degli assegni vitalizi, come previsto da un apposito Regolamento approvato dall'Ufficio di Presidenza il 30 luglio 1997.
In base alle norme contenute in tale Regolamento, il deputato riceve il vitalizio a partire dal 65° anno di età. Il limite di età diminuisce fino al 60° anno di età in relazione agli anni di mandato parlamentare svolti.
L'importo dell'assegno varia da un minimo del 25 per cento a un massimo dell'80 per cento dell'indennità parlamentare, a seconda degli anni di mandato parlamentare.
Il Regolamento prevede infine la sospensione del pagamento del vitalizio qualora il deputato sia rieletto al Parlamento nazionale ovvero sia eletto al Parlamento europeo o ad un Consiglio regionale.
Modifiche alla disciplina dell'assegno vitalizio
(Deliberazione dell'Ufficio di Presidenza del 23 luglio 2007)1) Per i deputati eletti per la prima volta a decorrere dalla XVI legislatura l'importo dell'assegno vitalizio varierà da un minimo del 20 per cento ad un massimo del 60 per cento.2) A decorrere dalla XVI legislatura è stata soppressa la facoltà per il deputato di riscattare, mediante contribuzione volontaria, gli anni di mandato non esercitati in caso di legislature incomplete. A seguito di tale soppressione i periodi di versamento dei contributi coincidono necessariamente con gli anni effettivi di mandato.3) La sospensione del pagamento dell'assegno vitalizio è stata estesa al caso in cui il titolare del vitalizio assuma successivamente al 1° gennaio 2008 cariche pubbliche che prevedano una indennità il cui importo sia pari o superiore al 40 per cento dell'indennità parlamentare; alla sospensione non si procede qualora l'interessato opti per l'assegno vitalizio in luogo dell'indennità.
fonte http://www.camera.it/deputatism/4385/documentotesto.asp
sabato 25 ottobre 2008
Intervista di Kossiga al giornale QN
Presidente Cossiga, pensa che minacciando l’uso della forza pubblica contro gli studenti Berlusconi abbia esagerato?
«Dipende, se ritiene d’essere il presidente del Consiglio di uno Stato forte, no, ha fatto benissimo. Ma poiché è l’Italia è uno Stato debole, e all’opposizione non c’è il granitito Pci ma l’evanescente Pd, temo che alle parole non seguiranno i fatti e che quindi Berlusconi farà quantomeno una figuraccia».
Quali fatti dovrebbero seguire?
«A questo punto, Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand’ero ministro dell’Interno».
Ossia?
«In primo luogo, lasciare perdere gli studenti dei licei, perché pensi a cosa succederebbe se un ragazzino di dodici anni rimanesse ucciso o gravemente ferito…».
Gli universitari, invece?
«Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città».
Dopo di che?
«Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri».
Nel senso che…
«Nel senso che le forze dell’ordine dovrebbero massacrare i manifestanti senza pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli a sangue e picchiare a sangue anche quei docenti che li fomentano».
Anche i docenti?
«Soprattutto i docenti. Non quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì. Si rende conto della gravità di quello che sta succedendo? Ci sono insegnanti che indottrinano i bambini e li portano in piazza: un atteggiamento criminale!».
E lei si rende conto di quel che direbbero in Europa dopo una cura del genere? «In Italia torna il fascismo», direbbero.
«Balle, questa è la ricetta democratica: spegnere la fiamma prima che divampi l’incendio».
Quale incendio?
«Non esagero, credo davvero che il terrorismo tornerà ad insanguinare le strade di questo Paese. E non vorrei che ci si dimenticasse che le Brigate Rosse non sono nate nelle fabbriche ma nelle università. E che gli slogan che usavano li avevano usati prima di loro il Movimento studentesco e la sinistra sindacale».
buona digestione!!!



