martedì 30 dicembre 2008

UN SERENO 2009 A TUTTI

Il calendario 2009 dei santi laici

giovedì 18 dicembre 2008

PREGHIERE DI NATALE

Signore, proteggi il nostro Popolo e illumina i nostri governanti.....
...per il voltaggio non badare a spese!!!
Signore, guida i nostri governanti ed accoglili un giorno presso di Te...
... se non puoi accoglierli domani va bene anche stasera!!!!
Non dimenticate di esporre una scarpa alla finestra!!!

mercoledì 10 dicembre 2008

''Il nostro e' un partito monarchico e anarchico. Monarchico perche' il leader non e' messo in discussione, anarchico perche' ognuno si comporta secondo la sua liberta''




martedì 9 dicembre 2008

mercoledì 3 dicembre 2008

E adesso voglio proprio vedere cosa sono capaci di inventarsi

Mentre l'Italia sta per inviare in Afghanistan quattro Tornado, che non sono esattamente degli aerei da ricognizione (erano quelli su cui volavano Bellini e Cocciolone nella prima guerra del Golfo), il presidente Hamid Karzai ha convocato gli ambasciatori dei Paesi della missione Nato-Isaf e ha posto le seguenti condizioni:1) Che sia definito subito un calendario del ritiro delle truppe straniere dall'Afghanistan . 2) Che cessino immediatamente le loro operazioni militari, specialmente quelle aeree, nelle zone civili. Se queste condizioni non verranno accettate, Karzai ha minacciato di avviare subito negoziati diretti con i Talebani del Mullah Omar. E ha aggiunto: «Se non ci sono calendari chiari nella lotta della coalizione internazionale contro i Talebani, noi abbiamo il diritto di cercare un'altra soluzione per la pace e la sicurezza del nostro Paese, il che significa negoziati col Mullah Omar».
Ora, Karzai è il presidente dell'Afghanistan perché è stato eletto con consultazioni "democratiche" e "libere". In realtà, quelle elezioni non furono nè democratiche nè libere perché non possono essere tali consultazioni che si tengono con la minacciosa presenza, sul territorio, di 70mila soldati stranieri. Karzai, che è stato per anni consulente della statunitense Unoca, è stato semplicemente imposto dagli americani; che ne hanno fatto il loro Quisling, un presidente fantoccio alle dirette dipendenze dell'amministrazione Usa. Ma, passando sopra queste quisquilie, gli occidentali hanno sempre proclamato che Karzai è il legittimo presidente dell'Afghanistan (e che, di conseguenza, illegittima, anzi "terrorista", era la guerriglia). E adesso si trovano impantanati nelle proprie menzogne. Se il legittimo presidente dell'Afghanistan chiede il ritiro delle truppe straniere e queste non se ne vanno, quella dell'Afghanistan diventa anche ufficialmente un'occupazione o una sorta di mostruosa ipocrisia come l'"aiuto" ai "Paesi fratelli" di sovietica memoria.
Questo per la forma. Ma la cosa più interessante è la sostanza. Come mai Karzai, che dipende in tutto e per tutto da Washington, ha osato una mossa del genere pur sapendo benissimo che il volere del governo americano non è solo quello di rimanere in Afghanistan ma addirittura, come ha dichiarato Obama, di potenziarvi la propria presenza militare inviando altri 20mila soldati e portando così gli effettivi a 52mila? Perché, evidentemente, teme ormai più i Talebani degli americani. I Talebani controllano quasi tutto il Paese, la loro influenza sulla popolazione aumenta giorno dopo giorno e va di pari passo con l'aumento dell'odio per gli occupanti a causa delle ripetute stragi di civili perpetrate dai bombardieri e anche dalle truppe di terra. Karzai sa benissimo che, se non prende rapidamente le distanze dagli occupanti, per lui è la fine. Il Mullah Omar su queste cose va per le spicce. Quando nel 1996, dopo aver sconfitto i cosiddetti "signori della guerra", entrò a Kabul, la prima misura che prese fu di far impiccare l'ex presidente Naïbullah, che a suo tempo era stato il Quisling dei sovietici, e i comunisti che avevano collaborato con quel governo. Karzai più che il potere vuol salvare la pelle. E infatti nell'incontro che c'è stato ai primi di ottobre alla Mecca, sotto il patrocinio del re dell'Arabia Saudita, Abdullah, fra emissari del Mullah e uomini di Karzai la proposta di Omar è stata: prima via gli stranieri, poi trattiamo, per Karzai e i suoi ci sarà comunque un salvacondotto. E Dio o Allah o chi per lui voglia che, cacciati finalmente, in un modo o nell'altro, gli occupanti, gli afghani, Talebani, Pashtun, Tagiki, Hazara, abbiano il buon senso di non immergersi in altri anni di guerra fratricida per trovare un nuovo equilibrio di potere come invece fecero dopo la cacciata dei sovietici. La cosa è possibile perché il Mullah Omar non è nè un criminale nè un pazzo. È, a modo suo, un pragmatico. Una pacificazione fra afghani fatta dagli afghani, senza le pelose supervisioni di occidentali che non hanno nulla a che vedere con questo popolo straordinario, orgoglioso, fiero, con la sua storia, con la sua cultura, con le sue tradizioni, sarebbe la soluzione migliore e più giusta. Ma intanto noi mandiamo i Tornado.

Massimo Fini
Fonte: www.massimofini.it
Uscito su "Il gazzettino" il 29/11/2008

domenica 30 novembre 2008

Brunetteide

Son Brunetta piccolino: un ministro birichino
che ce l'ha coi fannulloni che gli stanno sui coglioni
e fin qui niente da dire lo possiam pure capire
chi lavora ben guadagna e si fotte la Carfagna
chi non rende è licenziato per la gioia del creato!

Ma c'è un ma - caro Brunetta che tu ignori per la fretta
che si deve individuare il fagnan da licenziare
mentre tu per fare in fretta non ti limiti a una fetta
sono tutti lavativi riprovevoli e lascivi
qui lo dico e non lo nego quelli del pubblich'impiego

Sorge quindi una domanda che c'assilla tutti quanti
è possibile che poi siam cattivi solo noi?
tu che fai il professore e ti assenti a tutte l'ore
tu che fai il consulente come se non fosse niente
tu che sei parlamentare e vuoi pur legiferare
come fai a non vedere che il tuo piccolo sedere
scalda già ben tre poltrone con stipendio da riccone
mentre chi fa l'impiegato s'è la vita rovinato
per dar retta a dirigenti ignoranti e incompetenti
che guadagnan dei soldoni alla faccia dei coglioni?

Mentre tu ti gratt'il culo io lavoro come un mulo
mentre tu fai Porta a porta io mi strozzo anche l'aorta
mentre tu vai al tiggi io son sempre chiuso qui
a risolvere problemi per figuri a volte scemi
che si fotton lo stipendio degni sol di vilipendio!
E per questo io ti dico che non me ne frega un fico
dei tuoi diktat da coglione pusillanime e poltrone
tu sei piccolo ed iroso non ti tira neanche il coso
tu vuoi far Napoleone ma sei solo un gran cazzone!!

(Componimento orgogliosamente vergato in orario di lavoro)
BRUNETTA : VIVO SOTTO SCORTA PER COLPA DELLE BRIGATE ROSSE
HA PAURA. E CI CREDO,
QUELLI SE SPARANO ALL' ALTEZZA DELLE GAMBE
LO COLPISCONO IN TESTA.

mercoledì 26 novembre 2008

Da come Berlusconi ha scelto alcuni ministri Arcore da ottobre si chiama Hardcore.

lunedì 24 novembre 2008

Il principio della rana lessata di Olivier Clerc scrittore e filosofo

Si tratta del principio della rana lessata. Immaginate un pentolonepieno d'acqua fredda nella quale nuota tranquillamente una rana.Il fuoco è acceso sotto la pentola, l'acqua riscalda pian piano.Prestodiventa tiepida. La rana trova questo piuttosto gradevole e continua a nuotare.La temperatura continua a salire. Adesso l'acqua è calda. Un po'piùdi quanto la rana non apprezzi. Si stanca un po' ma tuttavia non si spaventa.L'acqua stavolta è veramente calda. La rana comincia a trovaresgradevole ciò ma essa si è indebolita, allora sopporta e non fa nulla. La temperatura continua a salire fino al momento in cui la rana finiscesemplicemente per cuocere e morire. Se la stessa rana fosse stata direttamente immersa nell'acqua a 50°,immediatamente avrebbe dato il giusto colpo di zampa che l'avrebbepresto proiettata fuori dal pentolone.Questa esperienza mostra che, quando un cambiamento si effettua in maniera sufficentemente lenta, sfugge alla coscienza e non suscita, per la maggior parte del tempo, nessuna reazione, nessunaopposizione, nessuna rivolta.Se guardiamo ciò che succede nella nostra società da alcuni decenni, noisubiamo una lenta deriva alla quale ci abituiamo. Un sacco di cose che ci avrebbero fatto orrore 20 anni fa, 30 o 40 anni fa, apoco a poco sono diventate banali, edulcorate, e ci disturbano leggermente, oggi, o lasciano decisamente indifferenti la gran parte dellepersone. In nome del progresso e della scienza, i peggiori attentati alle libertà individuali, alla dignità della persona, all'integrità della natura, alla bellezza ed alla felicità di vivere, si effettuano lentamenteed insorabilmente con la complicità costante delle vittime,ignoranti o sprovvedute. I foschi presagi annunciati per il futuro,anziché suscitare delle reazioni e delle misure preventive, non fanno che preparare psicologicamente il popolo ad accettare le condizioni di vita decadenti, perfino drammatiche.Il permanente ingozzamento di informazioni da parte dei media satura icervelli che non riescono più a discernere.Quando ho annunciato queste cose per la prima volta era per domani.Adesso, è per oggi.Allora se non siete come la rana, già mezzo cotti, date il colpo di zampasalutare prima che sia troppo tardi.

Passata la riforma Gelmini: dopo la scuola elementare ci sarà la scuola Mediashopping...

Sugli scontri tra studenti a Piazza Navona non ne voglio parlare... basta! Mettiamoci 'na croce celtica sopra...

La Chiesa: "I gay non possono diventare preti". Giusto! Solo papi. (ogni riferimento è impuramente casuale)

Veltroni: in piazza eravamo 2 milioni e mezzo... ecco perchè non lo voto... continua a dare i numeri...

Veltroni ha incontrato Obama in America... io ho chiamato subito Obama: oba' non je da' la mano che porta sfiga!

mercoledì 19 novembre 2008

ne vogliamo parlare o piangiamo in silenzio?

Si rimane impietriti.

Sull'Unità Roberto Gualtieri della direzione nazionale del partito, denuncia : “una campagna di denigrazione dal sapore stalinista contro Latorre”... Ma s'era fatto di LSD?

E ancora il deputato del Pd Francesco Boccia:«Con la vicenda Latorre è emersa una delle contraddizioni che viviamo nel Pd, cioè che appena qualcuno finisce in una vicenda contraddittoria diventa oggetto di vendette trasversali. Non mi piace il clima di sospetti e di veleni che c'è nel partito, un clima da resa dei conti». «La vicenda del senatore Latorre si iscrive in una delle tante vicende che accadono e come tale andava valutata - dice Boccia - invece in queste ore la sensazione più evidente è che si stia utilizzando questa vicenda per rifare le liste dei buoni e dei cattivi. Il senatore Latorre ha fatto un errore di leggerezza, non penso che ci fosse quella malafede poi attribuitagli più dalla stampa e dai suoi amici di partito che dagli avversari. Quell'appunto scritto dal senatore Latorre è stata una goliardata fatta male, capita male, un errore, ma che anche questa vicenda si trasformi in una contesa tra daleminai e veltroniani».

«da questa vicenda dobbiamo uscirne con un chiarimento politico che deve avvenire a breve». Veltroni, conclude Boccia, «è il segretario di tutti, a lui chiedo chiarezza e il coinvolgimento di tutti coloro che vogliono che questo sia davvero un partito di massa. Non vorrei che dal mito di Obama si fosse tornati a quello di Stalin».

Con questo PD non si va da nessuna parte, è gentucola da piccolo cabotaggio nessuno escluso.

martedì 18 novembre 2008

ZZZZZZZZZZ....



paleo-ciao!!!

venerdì 14 novembre 2008

AAAAAA cercasi...

...informazioni su piccolo omino dai lunghi capelli e abiti succinti sparito nei primi anni '70.
Chi ne avesse notizie è pregato di pubblicarle su questo blog.
scheda anagrafica del soggetto:
  • sesso maschile
  • età ignota
  • cognome Barese
  • nome Paleolitico
  • data di nascita fine anni '60

lunedì 10 novembre 2008

Decreto per il Mostro Unico

Il mostro unico
Cari studenti facinorosi, sono la vostra amata ministra Gelmini.
Dopo il cinque in condotta e il maestro unico, ho una nuova idea che potrà risollevare la scuola italiana.
Da dove inizia l'istruzione? Dall'asilo. E proprio qui bisogna intervenire, perché i bambini diventino obbedienti e ligi al dovere.
E le favole, con la loro sovrabbondante fantasia e il loro dissennato spreco di personaggi, li allontanano dal sano realismo e dal doveroso conformismo e alimentano il pericolo del fuori tema, della deboscia, della droga e del bullismo facinoroso.
Perciò per Decreto Legge istituisco il Mostro Unico..
Sarà proibito leggere favole che contengano più di un mostro o di un cattivo, con relativo aggravio per la spesa pubblica, e soprattutto si dovrà, in ogni fiaba, sottolineare la natura perversa, facinorosa e vetero-comunista di questo mostro.

Secondo il DMU (Decreto Mostro Unico) sono proibiti ad esempio Biancaneve e i sette nani, perché Grimilde e la strega sono un costoso e inutile sdoppiamento di personalità nocivo all'immaginario dei giovani alunni, per non parlare dell'ambigua convivenza tra Biancaneve e i sette piccoli operai, di cui uno, Brontolo, sicuramente della Cgil.

Cappuccetto Rosso è ammesso, ma si sottolinei come il cacciatore è evidentemente della Lega e il lupo di origine transilvana e rumena.

Proibito Ali Babà e i quaranta ladroni, ne basta uno. Abolito Peter Pan, troppi pirati che gravano sulle casse dello stato. Abolito Pinocchio, anche accorpando il gatto e la volpe in un unico animale, restano il vilipendio ai carabinieri e il chiaro riferimento a Mediaset del paese dei balocchi.

Ammesso Pollicino ma dovrà chiamarsi Allucione ed essere alto uno e settanta, per non costituire un palese sberleffo al nostro amato Presidente del Consiglio.

Proibito Hansel e Gretel, perché i mostri sono due, la madre e la strega, e inoltre si parla troppo di crisi economica.

Proibito il brutto anatroccolo. Se uno è brutto, lo è per motivi genetici e tale resterà. Inoltre Andersen era gay.
Parimenti proibito il gatto con gli stivali per la connotazione sadomaso.

Proibita, anzi proibitissima Cenerentola. Le cattive sono tre e assomigliano tutte a me.
Cioè alla vostra ministra superficiale, impreparata e ciarliera. Ma la vostra Ministra Unica.

A cura di Stefano Benni

sabato 8 novembre 2008

Cristiani consigli al capo della polizia

Roma, 8 nov. - (Adnkronos/Ign) - ''Un'efficace politica dell'ordine pubblico deve basarsi su un vasto consenso popolare, e il consenso si forma sulla paura, non verso le forze di polizia, ma verso i manifestanti''. Il presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga torna a dare 'consigli' su come fronteggiare le manifestazioni degli studenti che nelle ultime settimane hanno attraversato tutta la Penisola. In una lettera aperta inviata al capo della polizia Antonio Manganelli, l'ex ministro dell'Interno pone ancora una volta l'accento sulla necessità che sia l'opinione pubblica, stanca delle violenze, a sostenere l'uso della forza contro i manifestanti. ''Un lancio di bottiglie contro le forze di polizia, insulti rivolti a poliziotti e carabinieri, l'occupazione di stazioni ferroviarie, qualche automobile bruciata - scrive Cossiga - non è cosa poi tanto grave''. Ecco allora la strategia da seguire. ''Il mio consiglio è che in attesa di tempi peggiori, che certamente verranno, Lei - continua il senatore a vita - disponga che al minimo cenno di violenze di questo tipo, le forze di polizia si ritirino, in modo che qualche commerciante, qualche proprietario di automobili, e anche qualche passante, meglio se donna, vecchio o bambino, siano danneggiati''. Per Cossiga sarebbe ancora meglio se a fare le spese delle proteste fosse ''la sede dell'arcivescovo di Milano, qualche sede della Caritas o di Pax Christi'', in modo tale che ''cresca nella gente comune la paura dei manifestanti e con la paura l'odio verso di essi e i loro mandanti, o chi da qualche loft o da qualche redazione, ad esempio quella de L'Unità, li sorregge''. Niente cariche di allegerimento dunque o sfollagente per reagire alle aggressioni degli studenti. Per l'ex presidente della Repubblica, almeno per il momento, sarebbe ''un grande errore strategico''. ''Aspetterei ancora un po' - prosegue nella lettera - adottando straordinarie misure di protezione nei confronti delle sedi di organizzazioni di sinistra. E solo dopo che la situazione si aggravasse e colonne di studenti con militanti dei centri sociali, al canto di 'Bella ciao', devastassero strade, negozi, infrastrutture pubbliche e aggredissero forze di polizia in tenuta ordinaria e non antisommossa e ferissero qualcuno di loro, anche uccidendolo, farei intervenire massicciamente e pesantemente le forze dell'ordine contro i manifestanti, ma senza arrestare nessuno''. E non solo. ''Il comunicato del Viminale - conclude - dovrebbe dire che si è intervenuto contro manifestazioni violente del Blocco Studentesco, di Casa Pound e di altri manifestanti di estrema destra, compresi gruppi di naziskin che manifestavano al grido di 'Hitler! Hitler!'. Questo il mio consiglio''.

Che altro dire se non che a certe dichiarazioni i mezzi di informazione dovrebbero dedicare uno spazio ampissimo di modo che la gente possa rendersi conto di chi ha di fronte; rendersi conto che, oggi come ieri, a garantire la nostra sicurezza e quella dei nostri figli sono personaggi di questo calibro; un po' più difficile sarà spiegare a questi ragazzi come sia stato possibile che, per questi "servigi resi alla Nazione", un personaggio come Cossiga sia stato addirittura premiato con la massima carica istituzionale del Paese.
Spero solo che i ragazzi che scendono in piazza a manifestare il loro dissenso non cadano nella trappola e non si rendano oggetto di un linciaggio mediatico, come si è già cercato di fare, dimenticando (o per meglio dire, nascondendo) le ragioni della protesta.

venerdì 7 novembre 2008

Jokes

Berlusconi comunque si è già scusato con Obama, inviandogli in dono alcune collanine di vetro colorato. 

p.s.: Una domanda per Obama. Ci invadete spontaneamente o dobbiamo proprio rifarlo tutto, il fascismo?
Perchè no ? Ricicliamo McCain chiamiamolo in Italia !

I bookmakers in questi casi non accettano scommesse. Da mesi, in previsione dell'evento storico dell'altra notte, si aspettava la prima gaffe di Silvio Berlusconi sul colore della pelle del nuovo presidente americano. Il Cavaliere non delude mai le peggiori aspettative e la battuta è arrivata. L'unica sorpresa è la tempistica. Ad appena ventiquattr'ore dall'elezione il premier se n'è uscito con la storia di Obama "abbronzato". Non è la solita cafonata alla quale ci ha abituato e ci siamo ormai rassegnati da lustri. È una definizione grondante di razzismo. Il peggior razzismo, quello semi inconsapevole e quindi assai autoindulgente che dilaga in Italia, fra la preoccupazione del resto del mondo. Una malattia sociale che un governo responsabile dovrebbe combattere, invece di sguazzarci con gusto. Scontata la gaffe, ovvia la reazione. In simili frangenti Berlusconi adotta due reazioni standard. La prima: non l'ho mai detto. È la più assurda, ma paradossalmente efficace (in Italia). Come fai a discutere con uno che nega se stesso? La seconda è: l'ho detto ma non avete capito. Stavolta ha usato questa. "Abbronzato era un complimento, una carineria" ha spiegato ai soliti cronisti bolscevichi. "E se non lo capite, allora andate a fare...". Sommando così carineria a carineria. S'intende che "andare a fare" è detto con affetto. Con eguale affetto i giornalisti potrebbero ricambiare l'invito, ma probabilmente le giustificazioni valgono solo dall'alto verso il basso. Non stiamo a farla lunga. Non si tratta solo di vergogna. Chi ne ha ancora la forza? È piuttosto la disperazione di essere ogni volta precipitati in questo indegno pollaio. Gli elettori americani in un giorno hanno cambiato la storia del mondo. L'avvento del figlio di un africano alla Casa Bianca sta spingendo miliardi di persone, pur nel mezzo di una crisi spaventosa, a interrogarsi sui valori profondi della democrazia, la più straordinaria conquista dell'umanità, in fondo a un cammino secolare di sangue e intolleranza. E il contributo dell'Italia berlusconiana a questo grandioso dibattito qual è? Questa miserabile trovata, volgare e razzista, senza neppure il coraggio dell'assunzione di responsabilità o la dignità di porgere le scuse.
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Non bastava la sortita a caldo del ministro Gasparri, il quale, confondendo le proprie ossessioni di ex fanatico fascista con la competenza internazionale, aveva commentato "sarà contento Bin Laden". Ci voleva pure lo strazio supplementare della "battuta" di Berlusconi, che ha ormai girato il mondo, con danno enorme per il Paese. In pochi minuti infatti la rete ha deluso la speranza residua, che non lo prendessero sul serio, come altre volte. Come siamo abituati a fare qui, rassegnati a non scandalizzarci per lo scandalo, a non chiamare fascismo il fascismo, razzismo il razzismo. C'era stata la rincorsa provinciale ad appropriarsi di Obama. Tutti si proclamano o cercano l'Obama italiano, a destra e a sinistra. Quando in Italia un Barack Obama non avrebbe neppure il diritto di voto. I figli d'immigrati, 440 mila fra nati e cresciuti qui, non sono considerati cittadini italiani, per via del medievale ius sanguinis. Lo ricordiamo nell'ipotesi, piuttosto remota, in cui fra le centinaia di obamisti dell'ultima ora si trovasse un politico serio. Ecco l'occasione per proporre finalmente una legge civile in materia d'immigrazione. A cominciare dal presidente del Consiglio, i cui molti cantori hanno illustrato nei giorni scorsi alle masse ammirate le straordinarie analogie fra Berlusconi e Obama. Come non scorgere, del resto, l'assoluta comunanza delle due parabole. Il figlio di un pastore kenyano che arriva alla Casa Bianca a soli 47 anni e promette di cambiare il mondo. E l'uomo più ricco d'Italia che a 72 anni, con il solo aiuto del novanta per cento dei media da lui controllati, torna a Palazzo Chigi, dopo aver cambiato i capelli. È naturale che Berlusconi abbia adottato Obama, ripromettendosi di dargli presto "buoni consigli". Incrociamo le dita perché non avvenga, nell'interesse stesso del premier. Non si sa come la Casa Bianca potrebbe reagire a una frase del tipo: "Vieni, abbronzato, che ti spiego come non farsi processare". Che fare? Vergognarsi per loro, ridere, piangere. Fingiamo pure che tutto sia normale. Però quanto stringe il cuore ascoltare il nobile discorso dello sconfitto McCain: "Il popolo ha scelto. Ho avuto l'onore di salutare il nuovo presidente degli Stati Uniti. È una giornata storica". Non si potrebbe avere un giorno un conservatore come questo a capo della destra italiana, anche di seconda mano?

tratto dal sito di Repubblica
articolo di Curzio Maltese

giovedì 6 novembre 2008

mai stato filo americano... ma oggi, pensando all'Italia, li invidio

Ciao, Chicago!Se là fuori c'è ancora qualcuno che dubita che l'America sia un luogo dove tutto è possibile, che ancora si chiede se il sogno dei nostri Fondatori sia vivo nella nostra epoca, che ancora mette in dubbio la forza della nostra democrazia, questa notte è la vostra risposta.È la risposta data dalle file di elettori che si estendevano intorno alle scuole e alle chiese, file mai viste prima da questa nazione, è la risposta che hanno dato le persone che hanno aspettato tre, quattro ore, molti per la prima volta in vita loro, perché erano convinti che questa volta doveva essere diverso, che la loro voce poteva fare la differenza.È la risposta pronunciata da giovani e vecchi, ricchi e poveri, democratici e repubblicani, neri, bianchi, ispanici, asiatici, nativi americani, gay, etero, disabili e non disabili: americani che hanno inviato al mondo il messaggio che noi non siamo mai stati semplicemente un insieme di individui o un insieme di Stati rossi [Repubblicani] e Stati blu [Democratici]: noi siamo e saremo sempre gli Stati Uniti d'America.È la risposta che ha spinto quelli che per tanto tempo, da tanta gente, si sono sentiti dire che dovevano essere cinici, spaventati, scettici su quello che possiamo fare, sulla possibilità di mettere le mani sul corso della storia e piegarlo in direzione della speranza di un giorno migliore. Ci ha messo molto ad arrivare, ma questa notte, grazie a quello che abbiamo fatto in questa giornata, in queste elezioni, in questo momento storico, il cambiamento è arrivato in America.Poco fa ho ricevuto una telefonata estremamente gentile da parte del senatore McCain. Il senatore McCain si è battuto a lungo e con convinzione in questa campagna, e ha combattuto ancora più a lungo e con ancora più convinzione per il paese che ama. Ha sopportato sacrifici per l'America che la maggior parte di noi non riesce neppure lontanamente a immaginare. Tutti abbiamo beneficiato dei servizi resi da questo leader valoroso e altruista. Gli faccio le mie congratulazioni, faccio le mie congratulazioni alla governatrice Palin per tutto quello che hanno saputo fare, e spero veramente di poter lavorare insieme a loro nei mesi a venire per rinnovare le promesse di questa nazione.Voglio ringraziare il mio compagno di viaggio in questa avventura, un uomo che si è impegnato nella campagna con tutto il suo cuore e ha dato voce agli uomini e alle donne con cui è cresciuto nelle strade di Scranton e con cui ha affrontato il viaggio sul treno verso casa in Delaware, il vicepresidente eletto degli Stati Uniti, Joe Biden.E non sarei qui stanotte senza l'incrollabile supporto di quella che è stata la mia migliore amica negli ultimi 16 anni, la roccia della nostra famiglia, l'amore della mia vita, la prossima first lady della nazione, Michelle Obama.Sasha e Malia, vi amo tutte e due, più di quanto possiate immaginare, e vi siete guadagnate il nuovo cucciolo che verrà con noi alla Casa Bianca.E anche se non è più con noi, so che mia nonna sta guardando, e con lei la mia famiglia, che mi ha reso quello che sono. Sento la loro mancanza stanotte, e so che il debito verso di loro è incommensurabile.A mia sorella Maya, a mia sorella Auma, a tutti i miei fratelli e sorelle, grazie mille per il sostegno che mi avete dato. Vi sono grato.E al direttore del mio staff elettorale, David Plouffe, l'eroe ignoto di questa campagna, che ha saputo costruire quella che credo sia stata la migliore campagna elettorale nella storia degli Stati Uniti d'America, al responsabile della strategia, David Axelrod, che è stato accanto a me per ogni passo di questo cammino, al migliore team elettorale mai messo insieme nella storia della politica: voi avete reso possibile tutto questo e io vi sarò per sempre grato per quello che avete sacrificato per riuscirci.Ma soprattutto non dimenticherò mai a chi appartiene veramente questa vittoria. Appartiene a voi. Appartiene a voi.Non sono mai stato il candidato più probabile per questo incarico. Quando abbiamo cominciato avevamo pochi soldi e pochi appoggi. La nostra campagna non è stata architettata nei corridoi di Washington: è partita dai cortili di Des Moines, dai salotti di Concord, dalle verande di Charleston. È stata costruita da lavoratori e lavoratrici che hanno attinto ai loro magri risparmi per versare 5, 10, 20 dollari per la causa. È diventata forte grazie ai giovani che hanno rigettato il mito dell'apatia della loro generazione, che hanno lasciato le loro case e le loro famiglie per fare lavori che promettevano pochi soldi e poche ore di sonno. Ha attinto forza da quelle persone non più così giovani che hanno sfidato il freddo pungente e il caldo soffocante per andare a bussare alla porta di perfetti estranei, e da quei milioni di americani che hanno lavorato come volontari e hanno coordinato, e che hanno dimostrato, più di due secoli dopo, che un governo del popolo, dal popolo e per il popolo è ancora possibile. Questa è la vostra vittoria.
Io so che non avete fatto tutto questo solo per vincere un'elezione, e so che non lo avete fatto per me. Lo avete fatto perché siete consapevoli dell'enormità del compito che abbiamo davanti. Perché anche se stanotte festeggiamo, siamo consapevoli che sfide che ci aspettano saranno le più impegnative della nostra vita: due guerre, un pianeta in pericolo, la peggiore crisi finanziaria da un secolo a questa parte. Anche mentre stiamo qui stanotte, sappiamo che ci sono americani coraggiosi che percorrono i deserti dell'Iraq e le montagne dell'Afghanistan rischiando la loro vita per noi. Ci sono madri e padri che rimangono svegli dopo che i loro figli sono andati a dormire e si domandano come riusciranno a rimborsare il mutuo, a pagare i conti dei medici o a risparmiare abbastanza per poter mandare i figli all'università.Ci sono nuove energie da radunare, nuovi posti di lavoro da creare, nuove scuole da costruire e minacce da affrontare, alleanze da risanare.La strada che ci aspetta sarà lunga. La pendenza sarà ripida. Forse non ci arriveremo in un anno e nemmeno nell'arco di un mandato, ma, America, io non sono mai stato tanto fiducioso come questa notte che ci arriveremo. Ve lo prometto: noi, come popolo, ci arriveremo.Ci saranno ostacoli e false partenze. Molti non concorderanno con tutte le decisioni che prenderò come presidente, e sappiamo che il governo non può risolvere ogni problema. Ma io sarò sempre sincero con voi sulle sfide che dovremo affrontare. Vi starò a sentire, specialmente quando non saremo d'accordo. E soprattutto vi chiederò di prendere parte all'opera di ricostruzione di questa nazione nell'unico modo che l'America abbia mai conosciuto nei suoi 221 anni di storia: una casa sull'altra, un mattone sull'altro, una mano incallita dalla fatica sull'altra.Quello che è cominciato 21 mesi fa in pieno inverno non può finire in questa notte d'autunno. Questa vittoria da sola non rappresenta il cambiamento che cerchiamo: è soltanto l'occasione per noi di realizzare quel cambiamento.E questo non accadrà se torneremo a com'erano le cose un tempo. Non accadrà senza di voi, senza un nuovo spirito di servizio, un nuovo spirito di sacrificio. E allora creiamo un nuovo spirito di patriottismo, di responsabilità, dove ognuno di noi decide di buttarsi nella mischia e impegnarsi di più, e di occuparci non solo di noi stessi ma gli uni degli altri.Ricordiamoci che se questa crisi finanziaria ci ha insegnato qualcosa, questo qualcosa è che Wall Street, la grande finanza, non può prosperare se Main Street, l'uomo della strada, patisce. In questo paese, ci alziamo o cadiamo come un'unica nazione: come un unico popolo.Resistiamo alla tentazione di ricadere nella vecchia faziosità, meschineria e immaturità che avvelena da così tanto tempo la nostra vita politica. Ricordiamo che fu un uomo di questo Stato il primo a portare il Partito repubblicano alla Casa Bianca, un partito fondato sui valori della fiducia nei propri mezzi, della libertà individuale e dell'unità nazionale. Questi sono valori che tutti condividiamo. E se questa notte il Partito democratico ha riportato una grande vittoria, lo facciamo con una parte di umiltà e con la determinazione a sanare le fratture che hanno ostacolato il nostro progresso.Come disse Lincoln a una nazione molto più divisa della nostra: «Noi non siamo nemici, ma amici: la passione può aver messo a dura prova i nostri legami, ma non deve spezzarli». E a quegli americani di cui ancora devo conquistarmi il sostegno dico: stanotte non ho conquistato il vostro voto, ma ascolto la vostra voce, ho bisogno del vostro aiuto e sarò anche il vostro presidente.E a tutti coloro che stanotte ci stanno guardando da altri paesi, da regge e parlamenti fino a coloro che stanno stretti intorno a una radio negli angoli più dimenticati del pianeta, dico: le nostre storie sono individuali, ma il nostro destino è comune e una nuova alba di leadership americana è a portata di mano. A coloro che vorrebbero distruggere il mondo dico: noi vi sconfiggeremo. A coloro che cercano pace e sicurezza dico: noi vi sosterremo. E a tutti coloro che si sono chiesti se il faro dell'America splende ancora come un tempo dico: questa notte vi abbiamo dimostrato una volta di più che la vera forza della nostra nazione non nasce dalla potenza delle nostre armi o dalla protata della nostra ricchezza, ma dalla forza costante dei nostri ideali: democrazia, libertà, opportunità e invincibile speranza.Questo è il vero talento dell'America, il fatto che l'America può cambiare. La nostra unione può essere perfezionata. E quello che abbiamo già ottenuto ci dà speranza per quello che possiamo e dobbiamo ottenere domani.In queste elezioni ci sono state molte novità assolute e molte storie che verranno raccontate per generazioni e generazioni. Ma una storia che ho in mente stanotte è quella di una donna che è andata a votare ad Atlanta. Assomiglia in tutto e per tutto ai milioni di altri individui che si sono messi in fila per far sentire la loro voce in queste elezioni, tranne che per un aspetto: Ann Nixon Cooper ha 106 anni.
Ann Nixon Cooper è nata appena una generazione dopo la fine della schiavitù: un'epoca in cui non c'erano macchine per le strade o aerei nei cieli; un'epoca in cui una come lei non poteva votare per due ragioni, perché era una donna e per il colore della sua pelle. E questa notte penso a tutto quello che ha visto nel corso del secolo che ha vissuto in America: l'angoscia e la speranza, la lotta e il progresso, i tempi in cui ci dicevano che non potevamo farcela e le persone che hanno tirato avanti fondandosi su quella professione di fede americana: «Sì, possiamo farcela».In un'epoca in cui la voce delle donne veniva messa a tacere e le loro speranze venivano ignorate, Ann Nixon Cooper è vissuta per vedere le donne battersi per i propri diritti, far sentire la propria voce e ottenere il voto. Sì, possiamo farcela.Quando c'era disperazione nella regione delle Grandi Pianure e tutto il paese era attraversato dalla depressione, abbiamo visto una nazione sconfiggere la paura stessa con un New Deal, un nuovo patto, con nuovi posti di lavoro e un nuovo sentimento di uno scopo comune. Sì, possiamo farcela.Quando le bombe sono cadute nella nostra baia e la tirannia ha minacciato il mondo, Ann Nixon Cooper era lì a testimoniare come una generazione riuscì ad assurgere alla grandezza e a salvare la democrazia. Sì, possiamo farcela.Ann Nixon Cooper era lì per gli autobus a Montgomery, per gli idranti a Birgmingham, per il ponte di Selma e per un predicatore di Atlanta che diceva alla gente "We shall overcome", noi vinceremo. Sì, possiamo farcela.Un uomo è atterrato sulla Luna, un muro è crollato a Berlino, un mondo è stato collegato dalla nostra scienza e dalla nostra immaginazione. E quest'anno, in queste elezioni, Ann Nixon Cooper ha messo un dito su uno schermo e ha votato, perché dopo 106 anni in America, attraverso i momenti migliori e le ore più cupe, lei sa che l'America può cambiare.Sì, possiamo farcela.Americani, abbiamo fatto tanta strada. Abbiamo visto tante cose. Ma c'è ancora moltissimo da fare. Perciò questa notte domandiamoci: se i nostri figli dovessero vivere tanto da vedere il prossimo secolo, se le mie figlie dovessero essere tanto fortunate da vivere tanto a lungo quanto Ann Nixon Cooper, quale cambiamento vedranno? Quali progressi avremo realizzato?Questa è la nostra occasione per rispondere a questo appello. Questo è il nostro momento. Questa è la nostra epoca: per rimettere la nostra gente al lavoro e aprire porte di opportunità per i nostri bambini; per riportare la prosperità e promuovere la causa della pace; per rivendicare il sogno americano e riaffermare quella verità fondamentale, che da molti siamo uno; che finché avremo vita avremo speranza: e quando ci troveremo di fronte al cinismo e al dubbio, e a quelli che ci dicono che non ce la possiamo fare, noi risponderemo con quella professione di fede immortale che riassume lo spirito di un popolo: sì, possiamo farcela.Grazie. Dio vi benedica. E che Dio benedica gli Stati Uniti d'America

mercoledì 5 novembre 2008

Per Antonella

Io abito la possibilità.
Una casa più bella della prosa,
più ricca di finestre,
superbe le sue porte.

E' fatta di stanze simili a cedri
che lo sguardo non possiede.
Come tetto infinito 
ha la volta del cielo.

La visitano ospiti squisiti.
La mia sola occupazione
spalancare le mani sottili
per accogliervi il Paradiso.

E. Dickinson

Un grande abbraccio.

lunedì 3 novembre 2008

Alitalia: qualcuno mi può spiegare?

E' giunta notizia che la Commissione Europea ha giudicato il famoso "prestito ponte" di 300 milioni di euro all'Alitalia, un aiuto di stato e quindi, come tale, in contrasto con le norme comunitarie sulla concorrenza. Ora l'Alitalia dovrà restituire quei soldi (che non ci sono più) allo Stato e il governo ha già fatto sapere che il conto verrà girato alla "bad company" (come se la C.A.I., bilanci a parte, fosse buona). Ora la domanda che mi sono posto è: ma come farà lo Stato (cioè NOI), che è quello che deve pagare tutti i debiti della bad company, a restituirsi quei 300 milioni di euro? La risposta non la conosco, ma mi torna insistentemente alla memoria una storia che parla di un ortolano e di un cetriolo; vuoi vedere che.....

domenica 2 novembre 2008

avevo appena fatto gli scongiuri...

Abruzzo, le liste Pdl escluse dalle elezioni regionali
Convocazione in tribunale per verificare la sanabilità di alcuni vizi formali
L'AQUILA - L'ufficio centrale regionale della Corte d'appello dell'Abruzzo ha escluso dalle consultazioni regionali del 30 novembre e primo dicembre prossimi la lista del Pdl, il cui presidente è Gianni Chiodi, ed altre due liste: si tratta della lista n. 4 denominata «Per il bene comune» e della lista n. 7 «Alleanza federalista».
CONVOCAZIONE - La decisione è stata presa dai giudici pace Grimaldi e Gargarella che hanno invitato in Tribunale, per lunedì mattina, le liste escluse per constatare se le irregolarità riscontrate siano sanabili o meno. Da quanto si è appreso si trattarebbe soprattutto di vizi formali, relativi all'autentica delle firme e all'annessa qualifica di chi le ha indicate. Sempre da indiscrezioni, alcune situazioni sarebbero sanabili, altre no. Ieri Teodoro Buontempo, candidato presidente alla Regione Abruzzo per La Destra aveva invitato la magistratura ad indagare con urgenza su presunti ritardi con cui il Pdl aveva presentato le sue liste al Tribunale de L'Aquila.

sabato 1 novembre 2008

venerdì 31 ottobre 2008

AAARGH!

1. Compleanno Rudy dimenticato
2. Mail non letta 
3. Auguri in ritardo
4. Meglio tardi che mai.

AUGURI RUDY!

ma perchè non ho seguito le orme di papà e non ho fatto io la "pizzardona"

Chi è figlio e chi è figliastro? succede anche questo al Comune di Roma, diffondete e fate sapere in giro quale è la politica moralizzatrice di questa giunta.

"Il 15 ottobre scorso è stato sottoscritto dall’Amministrazione Comunale Capitolina e dalle Organizzazioni Sindacali FP CGIL, CISL FP, UIL FPL, Diccap, RSU un accordo che riguarda il Corpo dei Vigili Urbani e che, in barba a tutto il rimanente personale capitolino, rappresenta una vera “pentola dell’oro” per questa piccola parte dei Dipendenti Comunali.
L’accordo segna innovazioni nelle categorie professionali del Corpo e prevede facili progressioni verticali (per soli titoli) e corpose indennità in base alle posizioni di lavoro acquisite.
Il tutto per la modica cifra di un milione e centomila euro di risorse aggiuntive, stanziate a solo beneficio della sola famiglia professionale della Vigilanza Urbana che torna ad andare in Paradiso mentre il rimanente personale continua a fare i conti con il “buco di bilancio” e la “gestione commissariale”.
Sottolineando lo stato di asservimento delle rappresentanze sindacali del Comune di Roma al Corpo della Vigilanza Urbana (i vantaggi discriminatori concessi in questo accordo non sono i primi e, siamo certi, non saranno gli ultimi!), crediamo sia giunto il momento di far sentire la nostra voce.
Su iniziativa di alcuni colleghi tecnici e amministrativi, è stata preparata una lettera aperta indirizzata alle OO.SS. firmatarie dell’accordo e all’Amministrazione Capitolina. Sarebbe opportuno sottoscriverla ed adoperarsi perché sia sottoscritta dal maggior numero possibile di lavoratori."

giovedì 30 ottobre 2008

ma perchè non ho fatto il deputato?

Trattamento economico
La prima voce è l'indennità, quella che nel linguaggio comune è definita "stipendio", seguono la diaria e i rimborsi: per le "spese inerenti al rapporto tra eletto ed elettori", per le spese accessorie di viaggio e per i viaggi all'estero, per le spese telefoniche.
Completano la scheda le voci sull'assegno di fine mandato, le prestazioni previdenziali e sanitarie e sui trasporti.
Indennità parlamentare
L'indennità, prevista dalla Costituzione all'art. 69, è determinata in base alla legge n. 1261 del 31 ottobre 1965. È fissata in misura non superiore al trattamento complessivo massimo annuo lordo dei magistrati con funzioni di presidente di Sezione della Corte di Cassazione ed equiparate. Tale misura è stata rideterminata in riduzione dall'art. 1, comma 52, della legge 23 dicembre 2005, n. 266 (legge finanziaria per il 2006).
L'indennità è corrisposta per 12 mensilità. L'importo mensile - che, a seguito della delibera dell'Ufficio di Presidenza del 17 gennaio 2006, è stato ridotto del 10% - è pari a 5.486,58 euro, al netto delle ritenute previdenziali (€ 784,14) e assistenziali (€ 526,66) della quota contributiva per l'assegno vitalizio (€ 1.006,51) e della ritenuta fiscale (€ 3.899,75).
Diaria
Viene riconosciuta, a titolo di rimborso delle spese di soggiorno a Roma, sulla base della stessa legge n.1261 del 1965.
La diaria ammonta a 4.003,11 euro mensili. Tale somma viene ridotta di 206,58 euro per ogni giorno di assenza del deputato da quelle sedute dell'Assemblea in cui si svolgono votazioni, che avvengono con il procedimento elettronico.
È considerato presente il deputato che partecipa almeno al 30 per cento delle votazioni effettuate nell'arco della giornata.
Rimborso per spese inerenti al rapporto tra eletto ed elettori
A titolo di rimborso forfetario per le spese inerenti al rapporto tra eletto ed elettori, al deputato è attribuita una somma mensile di 4.190 euro, che viene erogata tramite il gruppo parlamentare di appartenenza.
Ai deputati non è riconosciuto alcun rimborso per le spese postali a decorrere dal 1990.
Spese di trasporto e spese di viaggio
I deputati usufruiscono di tessere per la libera circolazione autostradale, ferroviaria, marittima ed aerea per i trasferimenti sul territorio nazionale.
Per i trasferimenti dal luogo di residenza all'aeroporto più vicino e tra l'aeroporto di Roma-Fiumicino e Montecitorio, è previsto un rimborso spese trimestrale pari a 3.323,70 euro, per il deputato che deve percorrere fino a 100 km per raggiungere l'aeroporto più vicino al luogo di residenza, ed a 3.995,10 euro se la distanza da percorrere è superiore a 100 km.
I deputati, qualora si rechino all'estero per ragioni di studio o connesse all'attività parlamentare, possono richiedere un rimborso per le spese sostenute entro un limite massimo annuo di 3.100,00 euro.
Soppressione dei rimborsi per i viaggi di studio all'esteroCon deliberazione dell'Ufficio di Presidenza del 23 luglio 2007 il rimborso delle spese sostenute dai deputati per viaggi all'estero per ragioni di studio o connesse all'attività parlamentare è stato soppresso a decorrere dal 1° gennaio 2008.
Spese telefoniche
I deputati dispongono di una somma annua di 3.098,74 euro per le spese telefoniche. La Camera non fornisce ai deputati telefoni cellulari.
Assistenza sanitaria
Il deputato versa mensilmente, in un apposito fondo, una quota del 4,5 per cento della propria indennità lorda, pari a 526,66 euro, destinata al sistema di assistenza sanitaria integrativa che eroga rimborsi secondo quanto previsto da un tariffario.
Assegno di fine mandato
Il deputato versa mensilmente, in un apposito fondo, una quota del 6,7 per cento della propria indennità lorda, pari a 784,14 euro. Al termine del mandato parlamentare, il deputato riceve l'assegno di fine mandato, che è pari all'80 per cento dell'importo mensile lordo dell'indennità, per ogni anno di mandato effettivo (o frazione non inferiore ai sei mesi).
Assegno vitalizio
Il deputato versa mensilmente una quota - l'8,6 per cento, pari a 1.006,51 euro - della propria indennità lorda, che viene accantonata per il pagamento degli assegni vitalizi, come previsto da un apposito Regolamento approvato dall'Ufficio di Presidenza il 30 luglio 1997.
In base alle norme contenute in tale Regolamento, il deputato riceve il vitalizio a partire dal 65° anno di età. Il limite di età diminuisce fino al 60° anno di età in relazione agli anni di mandato parlamentare svolti.
L'importo dell'assegno varia da un minimo del 25 per cento a un massimo dell'80 per cento dell'indennità parlamentare, a seconda degli anni di mandato parlamentare.
Il Regolamento prevede infine la sospensione del pagamento del vitalizio qualora il deputato sia rieletto al Parlamento nazionale ovvero sia eletto al Parlamento europeo o ad un Consiglio regionale.
Modifiche alla disciplina dell'assegno vitalizio
(Deliberazione dell'Ufficio di Presidenza del 23 luglio 2007)1) Per i deputati eletti per la prima volta a decorrere dalla XVI legislatura l'importo dell'assegno vitalizio varierà da un minimo del 20 per cento ad un massimo del 60 per cento.2) A decorrere dalla XVI legislatura è stata soppressa la facoltà per il deputato di riscattare, mediante contribuzione volontaria, gli anni di mandato non esercitati in caso di legislature incomplete. A seguito di tale soppressione i periodi di versamento dei contributi coincidono necessariamente con gli anni effettivi di mandato.3) La sospensione del pagamento dell'assegno vitalizio è stata estesa al caso in cui il titolare del vitalizio assuma successivamente al 1° gennaio 2008 cariche pubbliche che prevedano una indennità il cui importo sia pari o superiore al 40 per cento dell'indennità parlamentare; alla sospensione non si procede qualora l'interessato opti per l'assegno vitalizio in luogo dell'indennità.
fonte http://www.camera.it/deputatism/4385/documentotesto.asp

sabato 25 ottobre 2008

Intervista di Kossiga al giornale QN

Presidente Cossiga, pensa che minacciando l’uso della forza pubblica contro gli studenti Berlusconi abbia esagerato?
«Dipende, se ritiene d’essere il presidente del Consiglio di uno Stato forte, no, ha fatto benissimo. Ma poiché è l’Italia è uno Stato debole, e all’opposizione non c’è il granitito Pci ma l’evanescente Pd, temo che alle parole non seguiranno i fatti e che quindi Berlusconi farà quantomeno una figuraccia».
Quali fatti dovrebbero seguire?
«A questo punto, Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand’ero ministro dell’Interno».
Ossia?
«In primo luogo, lasciare perdere gli studenti dei licei, perché pensi a cosa succederebbe se un ragazzino di dodici anni rimanesse ucciso o gravemente ferito…».
Gli universitari, invece?
«Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città».
Dopo di che?
«Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri».
Nel senso che…
«Nel senso che le forze dell’ordine dovrebbero massacrare i manifestanti senza pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli a sangue e picchiare a sangue anche quei docenti che li fomentano».
Anche i docenti?
«Soprattutto i docenti. Non quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì. Si rende conto della gravità di quello che sta succedendo? Ci sono insegnanti che indottrinano i bambini e li portano in piazza: un atteggiamento criminale!».
E lei si rende conto di quel che direbbero in Europa dopo una cura del genere? «In Italia torna il fascismo», direbbero.
«Balle, questa è la ricetta democratica: spegnere la fiamma prima che divampi l’incendio».
Quale incendio?
«Non esagero, credo davvero che il terrorismo tornerà ad insanguinare le strade di questo Paese. E non vorrei che ci si dimenticasse che le Brigate Rosse non sono nate nelle fabbriche ma nelle università. E che gli slogan che usavano li avevano usati prima di loro il Movimento studentesco e la sinistra sindacale».

buona digestione!!!


giovedì 23 ottobre 2008

tanto per rendersi conto...








piccolo estratto da Sympathy for the Devil dei Rolling Stones (concerto del marzo scorso al Defrag)


lunedì 20 ottobre 2008

fuoco alle polveri........

che ne dite di questa?
è la prima che mi è capitata

domenica 19 ottobre 2008

Fiat blog

Creato su suggerimento della nonnina, ecco qua un blog su cui potete inserire pensieri, saluti, foto e quello che vi passa per la testolina.
Un abbraccio a tutti,
Giorgio